Probabilmente è capitato proprio a te, o altrettanto probabilmente conosci un amico/a che sta vivendo questa situazione: vivere una relazione con un partner che non si sopporta più ma da cui non ci si riesce a sganciare.

Stiamo parlando della dipendenza affettivo-provocatoria.

Sembra paradossale, ma si tratta di una condizione piuttosto diffusa: ci si trova in uno stato rabbioso quasi cronico, il partner viene vissuto come la valvola di sfogo ove riversare qualsivoglia frustrazione o rancore, ma allo stesso tempo risulta impensabile una vita senza di lui in quanto rappresenta un “rifugio sicuro”.

Questa dinamica può andare avanti per mesi, se non addirittura per anni o decenni, un vero e proprio incastro che, di fondo, viene nutrito inconsapevolmente da entrambi i partner.

Quando senti frasi come “all’inizio non era così, eravamo felici…”, stai ascoltando le parole di una persona che, passata la fase di idealizzazione iniziale, è rimasta del tutto insoddisfatta del suo rapporto. Una persona che, con molte probabilità, non è riuscita a chiudere la relazione perché “ormai il danno è fatto”.

La “dipendenza affettivo-provocatoria”, differisce dalla dipendenza affettiva classica, in cui la persona si annulla per il partner e farebbe qualsiasi cosa pur di appagarlo, mentre il dipendente affettivo-provocatorio, prova disprezzo e attua continui atteggiamenti di svalutazione.

Ciò che accomuna le due forme di dipendenza è il terrore della propria solitudine: il dipendente aggressivo-provocatorio, però, pur di non rimanere solo, sceglie il male minore e rimane ancorato ad una relazione inappagante e frustrante.

Il partner non è stimato, al contrario viene disprezzato, svalutato, può essere anche lasciato, ma alla fine resta il luogo sicuro ove tornare. Nei suoi tentativi di separazione, il dipendente affettivo-provocatorio umilia il partner (che poi torna sempre) e svaluta anche se stesso (tornando indietro sui suoi passi).

Dall’amore nasce amore, dall’odio non nasce niente.

Questa situazione è più tragica di quanto si possa immaginare: il dipendente affettivo-provocatorio scarica sul partner tutta l’infelicità della coppia.

I componenti della coppia giungono spesso ad una sorta di punto di rottura per poi ripristinare un precario equilibrio. In pratica, la coppia attraverserà periodi di calma intervallati da periodi burrascosi. In qualsiasi momento potranno subentrare crisi: queste coppie possono minacciare di lasciarsi anche quotidianamente ma alla fine perpetuano la loro relazione distruttiva. Un circolo vizioso che potrebbe proseguire “finché morte non ci separi”.

Nella dipendenza affettiva provocatoria, la colonna portante della relazione è “lui non è capace di prendersi cura di me, non capisce i miei bisogni, mi fa rabbia ma ormai ci sono legata”.

Con il tempo, l’approccio del dipendente affettivo provocatorio non solo finirà per svilire il partner, ma innescherà una serie di distorsioni cognitive anche pesanti: il partner potrà fare le imprese più grandi per appagare il dipendente affettivo-provocatorio, senza però centrare mai il bersaglio. Il dipendente affettivo provocatorio, con la sua credenza innata “non è capace di prendersi cura di me”, non riuscirà mai a riconoscere il valore effettivo del proprio partner.

Qualsiasi impresa del partner sarà interpretata dal dipendente provocatorio con critica e disprezzo. Ogni regalo sarà una delusione, ogni azione l’ennesima conferma che il partner è un buono a nulla.

La relazione si impernia sulla convinzione che se il partner si impegnasse di più potrebbe essere perfetto: peccato che in realtà il vero punto è l’accontentarsi di una relazione inappagante e frustrante pur di non rimanere da soli.

Come interrompere questo circolo vizioso?

Innanzitutto prova a chiudere gli occhi e ad immaginare il tuo futuro: il tuo partner è presente?

Se la risposta è affermativa, a quali condizioni è presente? Ovvero, cosa c’è di diverso nel vostro rapporto? Ad esempio: vivete insieme? Vi sentite più o meno spesso al telefono? Fate progettate vacanze mai fatte prima?

Fai un elenco di cosa c’è di nuovo in questa vita immaginaria insieme felici.

A questo punto, presenta il tuo elenco al partner, magari svela che si tratta di un esercizio di psicologia, l’importante è riuscire a dirsi cosa si desidera e se questo sia ragionevole o impossibile. Fai in modo di avere un confronto su cose di vita quotidiana, su elementi concreti della vostra relazione. Tenendo bene in mente un elemento centrale: dato che per la persona dipendente provocatoria ciò che il partner fa non è mai abbastanza, esisterà mai un limite oltre il quale si potrà dire “okay, adesso ci siamo”? Agli occhi del dipendente provocatorio, c’è qualcosa che il partner potrà fare così da essere finalmente riconosciuto nel suo valore e nel suo significato?

Questa domanda è fondamentale nel pensare al tuo futuro e nel fare l’esercizio sopra citato. Perché se di fatto il partner, ai tuoi occhi, non sarà mai in grado di fare ciò che desideri per essere felice, allora forse è il caso di fare delle serie riflessioni sulla tua relazione.

Fai uno sforzo in più e prova a immaginare il tuo futuro senza il tuo partner. E’ faticoso, vero? Come ti stai immaginando? Da solo o con un altro partner?

Sappiamo benissimo che per i dipendenti affettivi la solitudine è qualcosa di terrorizzante, ma se stai continuando a leggere questo articolo forse ti sei fatto le domande giuste, e forse è arrivato il momento di affrontare le tue paure.

Ovviamente si tratta di un lavoro impegnativo che richiede grande coraggio ed energia.

Quando si agisce cresce il coraggio, quando si rimanda cresce la paura” – Publilio Sirio.

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