Felicità…Chi in preda a sentimenti cupi non si è domandato: Cos’è la felicità?

La maggior parte delle persone sostiene che sia uno standard, un ideale, un oggetto dei desideri o una meta irraggiungibile. Per alcuni è un dovere. Ma anche no!

Con altrettanta banalità, vogliamo ragionare sul fatto che la felicità non sia la meta.

La felicità è un’attitudine all’apertura che si può coltivare e vivere ogni giorno, con le piccole gioie che ci riserva la vita.

Per far sì che la felicità diventi parte integrante del nostro vivere quotidiano, è necessario svincolarci da alcuni pensieri, azioni ed abitudini radicate.

Ciascuno di noi è immerso quotidianamente in una serie di routine, schemi mentali e comportamenti, alcuni dei quali possono provocare stress, sconforto e frustrazione. Ci annoiamo anche solo nel finire questa frase, le abitudini ci annoiano.

Ecco, parte di queste abitudini vanno lasciate alle nostre spalle, in modo tale da permetterci di essere più originali e vivere la nostra quotidianità con la felicità che meritiamo. La vita è bella e la felicità è più semplice da conquistare di quanto si possa immaginare.

La vera svolta è capire la nostra personale felicità, non quella a cui dovremmo ambire. Per arrivarci c’è un solo imperativo: lasciar andare.

1. Lasciamo andare il bisogno di avere ragione a tutti i costi

Il bisogno di aver sempre ragione nasce dalla mancata accettazione di sé. Nel momento in cui non ci accettiamo, per qualsivoglia ragione, tendiamo ad andare alla ricerca di quell’ancestrale riconoscimento nelle altre persone.

Quando discutiamo con un amico, spesso capita che si tenda a cercare la ragione più per una soddisfazione personale che per l’argomento in sé. Quante volte abbiamo detto “è una questione di principio!”? In realtà il principio è la scusa che ci diciamo per giustificare quel bisogno di aver ragione a tutti i costi.

E’ fondamentale svincolarci da questa necessità di approvazione altrui, lavorando su noi stessi e domandandoci quanto vale la pena arrabbiarci, alzare la voce, mettere anche a rischio un rapporto per noi importante piuttosto che provare ad essere gentili. Le prime volte può essere difficile, si può provare la sensazione di “chinare la testa”, ma poco alla volta ci accorgeremo del grande guadagno in termini di serenità (e anche di assenza di bruciori di stomaco!)

2. Lasciamo andare il bisogno di avere tutto sotto controllo

Il bisogno di controllare la nostra vita nasce principalmente da nostre insicurezze ed è la prima causa dell’ansia.

Usando schemi mentali molto rigidi, ci illudiamo di avere sotto controllo ogni aspetto della nostra quotidianità, ma si tratta di una fantasia perché di fatto non possiamo né prevedere né controllare tutto ciò che accade fuori e dentro di noi. Inevitabilmente la nostra illusione di essere padroni della nostra vita si scontra con la realtà dei fatti, scatenando stati di ansia.

E’ importante accettare il fatto che nessuno ha questo potere, che non possiamo controllare quanto accade; una maggiore flessibilità ci concederà un maggior respiro e soprattutto ci eviterà di soffrire quando le cose non vanno come avevamo preventivato.

3. Lasciamo andare il bisogno di cambiare le persone

Spesso ci capita di sentire il bisogno di cambiare le persone che ci circondano, soprattutto quando fanno o dicono qualcosa che ci ferisce o non appartiene al nostro modo di vivere. Partendo dai nostri genitori, per arrivare poi al partner. Purtroppo (e per fortuna!) i genitori non li scegliamo, vanno semplicemente accettati per ciò che sono, con i loro pregi ed i loro difetti, e soprattutto perdonati se non hanno risposto appieno alle nostre aspettative (ricordiamoci che hanno fatto del loro meglio!). I partner e gli amici, al contrario, ce li scegliamo, e spesso commettiamo l’errore di avvicinarci a persone con l’intento (e spesso la speranza) che queste cambino per noi.

E’ importante prendere consapevolezza del fatto che le persone non possono cambiare se non vogliono, anche se ci amano e ci vogliono bene. Non sono loro a voler cambiare, siamo noi a pretendere che assumano l’aspetto che desideriamo.

Allora, agevoliamoci la vita: scegliamo bene le persone con cui vogliamo trascorrere la nostra quotidianità.

4. Lasciamo andare il bisogno di incolpare qualcuno

Spesso tendiamo ad incolpare gli altri dei nostri insuccessi. Finisce una relazione, ed è colpa del nostro partner; falliamo sul lavoro, ed è colpa del collega o del capo; litighiamo con il nostro migliore amico, ed è lui che non ci capisce.

E’ un atteggiamento abbastanza automatico che mettiamo in atto perché è il più facile.

Ma puntare il dito è un sistema che ci impedisce di crescere. Perché non ci mettiamo in discussione.

Incominciare a riconoscere i nostri errori è il primo passo per imparare a non commetterli più, per imparare ad evitare quelle “trappole” che ci possono far soffrire.

Quindi, la prossima volta che ci troviamo di fronte ad un insuccesso, fermiamoci un attimo e cerchiamo di capire dove abbiamo sbagliato: ma senza colpevolizzarci troppo, perché anche noi, come gli altri, cerchiamo sempre di fare del nostro meglio.

5. Lasciamo andare il passato

Questo, forse, è il “sacrificio” più difficile. Spesso ci ancoriamo al nostro passato per paura di metterci in gioco. Si tratta di un meccanismo inconsapevole che, però, ci limita nella nostra crescita emotiva, precludendoci ogni felicità.

Esperienze passate ci hanno sicuramente lasciato qualche ferita, ma queste non guariranno da sole soprattutto se continueremo ad alimentarle con dispiaceri quotidiani.

Quindi proviamo a cambiare l’orizzonte del nostro sguardo: non più dietro le nostre spalle, ma davanti al nostro naso!

Questa idea non vi convince, bene. Provate a pensare se sia possibile cambiare il passato o intervenire sul presente per migliorare il futuro.

Allora?

6. Lasciamo andare le etichette

Viviamo in un mondo fatto di continue definizioni. E, laddove non ce ne sono, arrivano neologismi pronti ad inserirci in qualche etichetta.

Apparenti zone di confort che danno un senso a ciò che siamo o ciò che viviamo, le etichette ci impediscono di pensarci come in realtà siamo: in continua evoluzione. Le persone cambiano, le esperienze insegnano, la vita cons

ente costanti evoluzioni ed opportunità di crescita. Un’etichetta che poteva essere buona per noi ieri, oggi non conta nulla.

Etichette e giudizi rallentano il nostro percorso evolutivo, facendoci rimanere agganciati all’idea che avevamo di noi.

Le nostre ambizioni di oggi possono essere diverse da quelle di ieri, così come le nostre credenze.

Avere un’idea troppo radicata di noi stessi ci preclude ogni miglioramento, perché migliorare significa cambiare.

Perciò, finiamola di dirci “siamo fatti così” e concediamoci la splendida opportunità di osservarci con occhi diversi, con la convinzione che possiamo diventare, giorno dopo giorno, una versione ancora migliore di noi stessi. Non più bravi, più performanti o più belli. Più sinceri e vicini alle nostre sensazioni, alla nostra singolare modalità di sentirci felici. 

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